Dal Dr Enrico Selvi, della Sezione di Reumatologia, Dip Medicina e Scienze Immunologiche dell'Università di Siena, riceviamo:

L'alcaptonuria è una rara malattia genetica debilitante che colpisce la cartilagine e le ossa, distruggendole lentamente. Persone adulte colpite da questa malattia spesso devono essere sottoposte a grandi interventi chirurgici,

Dal Dr Enrico Selvi, della Sezione di Reumatologia, Dip Medicina e Scienze Immunologiche dell'Università di Siena, riceviamo:


L’ alcaptonuria è una malattia metabolica rara a trasmissione autosomica recessiva dovuta al deficit dell'enzima omogentisato 1,2 diossigenasi (HGO). I pazienti alcaptonurici eliminano con le urine grandi quantità di acido omogentisico che determina il caratteristico colore scuro delle urine quando vengono lasciate all’aria. Nel corso degli anni un prodotto di ossidazione dell'acido omogentisico si deposita, direttamente o sotto forma di polimeri, nel tessuto connettivo, in particolare a livello della cute, delle sclere e delle cartilagini, causando una pigmentazione, simile a quella generata dalla melanina, detta ocronosi. La maggior parte dei soggetti alcaptonurici sviluppano dopo i 30 anni una artropatia, talvolta particolarmente disabilitante, che coinvolge lo scheletro assiale e le grosse articolazioni.

Le manifestazioni cliniche della malattia sono la conseguenza della deposizione del pigmento ocronotico a livello del tessuto connettivo. Tipica è la deposizione del pigmento a livello delle sclere e delle cartilagini auricolari. I sintomi rivelatori sono comunque tardivi e di solito correlati all’artropatia ocronotica.

I primi sintomi compaiono generalmente nella IV decade con dolore e rigidità progressiva del rachide lombare e successivamente del tratto toracico e delle articolazioni costosternali con possibile riduzione della espansione toracica. Tali reperti possono porre problemi di diagnostica differenziale con la spondilite anchilosante. Il quadro radiologico della spondilopatia ocronotica comunque è molto tipico, specie nelle fasi avanzate: sono evidenti infatti calcificazioni “wafer-like” dei dischi intervertebrali, con riduzione degli spazi vertebrali e fenomeni di osteocondrosi. Nelle fasi tardive della malattia è inoltre presente una osteoporosi, spesso importante.

L’impegno delle grosse articolazioni avviene di solito più tardivamente rispetto all’interessamento assiale. Le articolazioni più colpite sono il ginocchio, l’anca e la spalla mentre è raro l’interessamento delle piccole articolazioni. Il quadro clinico-radiologico è assimilabile a quello di una comune artrosi anche se è possibile il riscontro di una franca artropatia infiammatoria. In questo caso la sinovite sembra sia dovuta ad una reazione da corpo estraneo alla fagocitosi del pigmento ocronotico. Il coinvolgimento articolare, è tipicamente progressivo, distruente, tale da rendere spesso necessari interventi di artroprotesi.

Fra le manifestazioni extrarticolari è possibile il riscontro di una calcolosi renale, vescicale e prostatica. La deposizione del pigmento a livello delle strutture valvolari cardiache può essere causa di alterazioni patologiche di rilievo; sono descritti in letteratura casi di stenosi aortica che hanno richiesto la sostituzione valvolare.

Lo scopo del trattamento dei pazienti alcaptonurici è quello di prevenire o minimizzare gli effetti dell’artropatia ocronotica. Anche se è stato dimostrato che una dieta ipoproteica ha ridotto l’escrezione di HGA in bambini di età inferiore ai 12 anni, negli adolescenti e negli adulti gli effetti della dieta sono risultati meno efficaci e diminuiscono con l’aumentare dell’età. Da diversi anni si sostiene che l’acido ascorbico sia la terapia patogenetica per l’alcaptonuria. La Vitamina C, in modelli sperimentali, aumenta l’escrezione urinaria di HGA e riduce i legami del pigmento ocronotico al tessuto connettivo attraverso l’inibizione della HGA polifenol-ossidasi. Nonostante sia stato dimostrato che questo composto induca la scomparsa dei metabolici a valle dell’acido omogentisinico nei soggetti alcaptonurici, i suoi effetti sulla progressione della artropatia ocronotica non sono chiari.

Buone speranze vengono nitisinone, utilizzato nel trattamento di un’altra malattia metabolica, la tirosinemia tipo I, è attualmente in fase di valutazione in Pazienti affetti da alcaptonuria. Il nitisinone è in grado di inibire la formazione di acido omogentisinico ed i suoi derivati, bloccando l’enzima che lo produce, nella via metabolica della tiroxina.